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Nepi


Associazione Proloco Nepi

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Nepi sorge ai piedi dei monti Cimini e Sabatini, su un promontorio tufaceo protetto naturalmente da due profondi canaloni lentamente scavati dal Rio Puzzolo e Rio Falisco, affluenti del Treia. Merita attenzione la campagna circostante che per la sua pittoresca bellezza fu immortalata da Massimo D’Azeglio.
La cittadina di Nepi diede i natali al grande musicista Alessandro Stradella.

Nepe, Nepet, Nepete secondo i vari cronisti, è probabile che derivi dal serpente Nepa, adorato dagli antichi abitanti come divinità protettrice della fertilità. VistaUn serpente si ravvisa nello stemma di Nepi, e tale simbolo compare anche in altri particolari decorativi della città. Nepi ha origini antichissime, fondato da Termo l’Arte 548 anni prima di Roma fece parte della Pentapoli Etrusca e come tale fu popolosa e potente. Signoreggiò a lungo e vide sorgere monumenti importanti di cui rimangono cospicue tracce. Nel 371 dopo la nascita di Roma fu conquistata da Furio Camillo che vi fondò una colonia. I Romani vi innalzarono ville e templari; vi costruirono l’anfiteatro detto di Augusto e le importanti Terme dei Gracchi. Nel 568 d.C. fu distrutta dai Longobardi di Alboino e abbandonata. Risorse solo nel tardo Medioevo appartenendo successivamente a Matilde di Canossa, ai Colonna, agli Orsini, agli Anguillara, allo stato Pontificio e dal 1521 in poi, ai Borgia. Benché il paesaggio dell'Agro Falisco appaia in lontananza come un'unica e piatta vallata, mossa solo da modeste collinette, l'immagine di questo territorio muta completamente non appena si decide di addentrarcisi, anche solo transitando sulle strade principali che lo attraversano. Profonde gole e burroni si aprono come squarci nel terreno. Posti suggestivi e spesso ancora selvaggi, caratterizzano fortemente il paesaggio di questi luoghi. Le "Forre", chiamate localmente i "Cavoni", sono scavate dalla millenaria azione erosiva dei torrenti che serpeggiano sul fondo. Questo fenomeno ha formato speroni, alture , penisole e dorsali isolate tra due valli, spesso confluenti. L'adattamento dell'uomo a questa morfologia, è la matrice degli sviluppi architettonici e soprattutto urbanistici di ogni insediamento nell'area.

Il fenomeno è il risultato delle attività vulcaniche protrattesi fino al pleistocene. I materiali piroclastici, si sono via via dispostisi in ripiani declinanti dai centri eruttivi, fino alla periferia. La continua azione degli agenti atmosferici, e successivamente dei torrenti, ha scavato queste fenditure lungo le fasce in cui il tufo era in formazione più incoerente. Il bacino idrografico che si è venuto così a formare, è quello del Treja, fiume affluente del Tevere. In questo contesto, si inserisce l'abitato di Nepi, comunedelimitato sia a nord che a sud da due forre che isolano l'ampio sperone tufaceo su cui è sorta in epoche antichissime la città stessa. La morfologia stessa del territorio, ha facilitato moltissimo l'insediamento umano, avendo creato dei luoghi già di per se difesi naturalmente e difficilmente accessibili. Inoltre la consistenza del tufo locale, ha favorito sin dalle epoche più remote la creazione di insediamenti rupestri e di necropoli. Queste valli furono abitate sin dalla più remota preistoria. Numerosi sono stati infatti i ritrovamenti archeologici di utensili in pietra scheggiata e frammenti di vasi con segni di cottura. Questi insediamenti rupestri furono abitati quindi per lungo tempo, dal neolitico all'inizio dell'età del ferro. L'inaccessibilità dei luoghi ha garantito in molti casi, la proliferazione di numerose specie animali, altrove oramai scomparse: Le donnole, le faine, i ghiri, numerossissimi istrici, tassi,i rarissimi gamberi di fiume, volpi, le testuggini e molte specie di serpenti e vipere. Tra i volatili, gli allocchi, la beccaccia, l'upupa, i barbagianni, falchi e gli aironi. La flora che caratterizza il bacino del Treja è composta da alberi a foglie caduche e alberi sempreverdi, definiti come boschi di transizione di querceti misti, risultato dell'incontro tra la flora delle regioni continentali dell'interno e quella del "mondo mediterraneo", verso la costa. Il leccio, la rovella.

Il cerro, il carpino nero e l'acero campestre, sono le principali presenze di questo territorio.
Nel sottobosco arbustivo si incontrano il nocciolo, il prugnolo e il pero selvatico, così come il biancospino, principe della stagione primaverile per la delicata tonalità che assume in quella stagione.Picchio
Le vistose ginestre, e le rose canine. Variegatissimo è il sottobosco erbaceo, con il pungitopo, l'asparago, l'agrifoglio ed il ginepro. Incredibile è la presenza di felci, di cui si contano tantissime razze. Le efflorescenze che già coi primi tepori di Febbraio irrompono nel fondovalle: i bucaneve, e successivamente le primule, le viole, gli anemoni, le pervinche ed i ciclamini. Non di rado si possono incontrare esemplari di orchidee selvatiche, specie nel mese di Aprile. Al centro di questo territorio, si trova la Valle Suppentonia, ovvero la forra che partendo da Nepi, giunge fin quasi sotto Civita Castellana, dove il fosso del Ponte si getta nel Treja. La particolarità di questa lunga forra è quella di raggiungere dimensioni molto rilevanti, specie nei pressi di Castel Sant'Elia, superando in alcuni punti i cento metri di altezza.
Le sue pareti spesso a perpendicolo, sono rivestite di una rigogliosa e spesso impenetrabile vegetazione, dai cangianti colori stagionali. Numerose sono le cascate formate dai torrenti che scorrono nel fondovalle. Esistono diversi percorsi segnalati; percorrendoli ci si può immergere in questa affascinante natura. Non è difficile incontrare i segni lasciati dall'uomo nei secoli: Ruderi di antichi insediamenti, tagliate etrusche, necropoli, antichi eremitaggi, il tutto pervaso da una natura lussureggiante e dallo scorrere dei torrenti.Archi

Amerina







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